Vincenzo Nibali con Egan Bernal © Giro d'Italia
Vincenzo Nibali con Egan Bernal © Giro d'Italia

Nibali da qui in avanti è ufficialmente mina vagante

Il mattinale di Francesco Dani – Il distacco in classifica dello Squalo, né troppo né poco, consegna al Giro una variabile impazzita che potrà pesare anche in classifica. Oggi tappa di trasferimento ma non troppo

Com’è andata ieri

A volte anche le tappe più scontate possono riservare grande spettacolo, ed è il caso della frazione di ieri, in cui tantissimi provavano ad andare in fuga, a lungo senza riuscirci, provocando un’andatura tremenda sulle prime salite. Ed è anche grazie ad un avvio di tappa così intenso che il gruppo è letteralmente esploso sulla rampa finale. All-in doveva essere e così è stato, soprattutto per Bernal che prima a ruota di Moscon, poi in prima persona, ha messo in atto una progressione irresistibile.

Uno straordinario Ciccone gli ha tenuto a lungo la ruota, poi nel momento del sorpasso dei fuggitivi, sembra quasi aver sbagliato un attimo traiettoria e perso una pedalata. Bernal era straripante, ma nonostante Ciccone avesse provato a seguirlo, di fatto non è andato fuori giri e, anziché crollare, ha conservato la seconda posizione facendosi recuperare dal solo Vlasov, giunto come lui a 7″ dal colombiano. Come sempre in queste tappe i distacchi sono rimasti risicati e i primi 14 sono arrivati nell’arco di 12″.

Nibali giunge 21esimo a 35″, risultato in linea con i precedenti arrivi in salita. Ormai il suo ritardo in classifica è pesante e, come già si poteva supporre al via di questo Giro, non può più essere enumerato tra i favoriti per la maglia rosa di Milano. Tuttavia rimanendo a galla in questo modo ed essendosi lasciato alle spalle gli arrivi meno adatti per le sue caratteristiche, da adesso può diventare una mina vagante per scombinare le carte, da un lato a favore di Ciccone, dall’altro per cercare la gloria personale. Assieme a Vincenzo giunge Bettiol, che continua a palesare una grande condizione. Si sta per arrivare in Toscana e per Alberto è l’occasione per lasciare il segno e salvare questa prima parte della stagione, lanciandosi verso i prossimi obiettivi.

Decisamente più accentuati i ritardi di Hindley (53″), Bilbao (1’01”) e Bennett (1’44”), ormai fuori classifica e destinati a lasciare ai propri compagni (Bardet, Caruso e Foss) il ruolo di capitano in via quasi definitiva.

 

Come andrà oggi

Ieri ha rischiato di arrivare la fuga per la quinta volta, invece incredibilmente (anche per Bernal, che pensava di non aver vinto), gli uomini di classifica si sono giocati il successo. Oggi è una tappa strana in cui le squadre dei velocisti più puri potrebbero non avere interesse ad inseguire la fuga, che quindi ha una nuova occasione per arrivare al traguardo. Il giorno di riposo posticipato al martedì significa che in gruppo oggi ci sarà grande stanchezza e una tappa del genere può avere sviluppi molto variegati. D’altronde il percorso non è propriamente pianeggiante, ma al contrario prevede alcune semplici salite appenniniche che potrebbero scoraggiare il gruppo dall’inseguire la fuga, oppure incoraggiare le squadre dei velocisti più resistenti ad alzare ritmo e staccare gli sprinter più puri.

In partenza si sale la Sella di Corno (circa 7 km al 4%), seguita più avanti da tre ascese in successione: Forca di Arrone (3.3 km al 3.8%), Cantoniera (circa 6 km al 4%) e Valico della Somma (6.7 km al 5%; ultimi 5 km al 6.2%). Dallo scollinamento di quest’ultima, su cui è posto l’unico GPM di giornata, mancheranno soltanto 39 km, che saranno a lungo in discesa (prima più consistente poi molto lieve). La strada diventa davvero pianeggiante soltanto negli ultimi 25 km e questo significa che lo spazio per inseguire la fuga in pianura è decisamente ridotto; i distacchi dovranno già essere accorciati prima del GPM. Insomma, non è detto che sia una tappa di semplice trasferimento.

Archivio

La vignetta di Pellegrini

Versione stampabile