Simon Yates e João Almeida, protagonisti del finale di Giro 2021 © Giro d'Italia
Simon Yates e João Almeida, protagonisti del finale di Giro 2021 © Giro d'Italia

Yates-Almeida, c’è odore di alleanza

Il mattinale di Francesco Dani – Ieri Deceuninck e BikeExchange hanno fatto corsa parallela, anzi quasi cooperativa; e oggi il percorso offre molte più variabili rispetto all’Alpe di Mera. Caruso, vale la pena rischiare

Com’è andata ieri

Yates aveva troppa voglia di vincere una tappa per farsi sfuggire l’occasione. Si è capito subito che la fuga non sarebbe andata, dopo la prima mezz’ora ad oltre 60 km/h, sintomo che non c’era spazio per nessuno. Inoltre appena arrivati in cima all’Alpe Agogna la Deceuninck ha iniziato a fare il bello e il cattivo tempo con l’aiuto proprio della BikeExchange. Il risultato finale è stato che, come previsto, non ci sono stati attacchi, ma ne è uscita una corsa durissima e una media altissima (41 km/h), tant’è che appena iniziata la salita il gruppo è letteralmente esploso sotto i colpi di Yates ed Almeida. Interessante il fatto che le due squadre si siano più volte confrontate direttamente in corsa per organizzare il lavoro: che questa volta sia nata un’alleanza sul serio?

In gruppo c’è grande equilibrio e un arrivo cone quello di ieri non può bastare in queste circostanze per ribaltare la classifica, ma d’altronde lo sapevamo. Ormai si sta delineando una classifica in cui il podio è nettamente separato dal resto della top10 e questa potrebbe essere una garanzia per Yates e Caruso di rischiare qualcosa in più oggi, sapendo di avere comunque il podio quasi in cascina.

Bernal è stato molto bravo a gestirsi, lasciandosi andare solo negli ultimi metri intestardendosi a seguire Almeida per poi rimbalzare di nuovo a quasi 30″. Chi l’ha fatta con grande regolarità è stato, come sempre, Caruso, che ha mantenuto lo stesso distacco da Yates per metà salita. Caruso ha comunque provato ad inizio salita a seguire Yates, dimostrandoci che con la testa non è bloccato dall’idea di difendere il podio.

Infine ancora una volta applausi per due protagonisti di questo Giro, Covi (13esimo) e Fortunato (19esimo), giunti ancora una volta a ridosso dei primi, nonché Oldani (21esimo). Una bella corazzata di nuove leve che si dimostrano versatili, costanti nei risultati e con ottime capacità di recupero. Fortunato già quest’anno riuscira ad entrare tra i primi 20 in classifica generale. Ma è soprattutto Covi ad interessare in prospettiva: al Giro U23 è arrivato ottavo nel 2018 e quarto nel 2019. Quest’anno ha provato in tutti i modi a vincere una tappa ed è uscito volontariamente di classifica. Ma nei prossimi anni potrebbe anche provare a curarla seriamente.

 

Come andrà oggi

Una tappa degna di chiudere un Giro così duro. La classica tappa in cui tentare il tutto per tutto e mettere in campo le doti di fondo e recupero. Dopo i primi 80 km sostanzialmente pianeggianti, si imbocca il trittico finale di salite: in 85 km sono condensati più di 3000 metri di dislivello e si supera per due volte quota 2000 mt.

Si comincia con una salita infinita, il Passo San Bernardino, lungo ben 23.7 km. Non inganni la pendenza media del 6.2%, falsata da alcuni tratti di respiro (uno addirittura in discesa). Per 14 km la strada è quasi sempre tra il 7% e il 10%, pendenze sicuramente non eccessive, ma perfette per fare ritmo e grandi distacchi, soprattutto quando si è giunti alla 20a tappa. Con una discesa abbastanza complicata si imbocca il breve (circa 11 km) fondovalle verso Splügen, per salire al Passo dello Spluga: si ritorna oltre i 2000 mt con un’altra salita dalle pendenze medio-alte (7.3%; max 12%) ma sicuramente più breve (8.9 km).

Un’altra discesa insidiosa porta direttamente a Campodolcino, dove dopo un brevissimo tratto pianeggiante comincia la salita finale, sulla falsariga delle precedenti: sono 7.3 km al 7.6% e pendenza massima del 13%. A complicare tutto si trova la breve deviazione pianeggiante nel centro di Madesimo che spezza in due la salita (rendendo più difficile trovare il proprio ritmo) e prevede anche un traguardo volante ad abbuoni, stimolo in più per trovarsi già al comando in quel frangente.

Sono tappe in cui potrebbe succedere di tutto ed è difficile prevederne l’andamento. Tuttavia Brent Copeland, team manager BikeExchange, ha dichiarato di avere un piano in testa per attaccare nonostante la squadra non sia al massimo; l’atteggiamento vagamente collaborativo di ieri tra la Deceuninck e la squadra australiana può essere un indizio? Almeida sta dimostrando di voler fare fuoco e fiamme in questo finale di Giro e diventa una pericolosissima mina vagante per far esplodere la corsa già sul San Bernardino e se accadesse voleranno schiaffi (metaforicamente) per tutto il finale di tappa.

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