Un sorridente Ethan Hayter sul gradino più alto del podio del Tour de Pologne 2022 © Tour de Pologne Twitter
Un sorridente Ethan Hayter sul gradino più alto del podio del Tour de Pologne 2022 © Tour de Pologne Twitter

Hayter è una pallida luce nel grigiore del Pologne

Il britannico della Ineos Grenadiers vince un Giro di Polonia tutt’altro che memorabile monopolizzato dai velocisti e funestato dalle cadute. Sul podio anche Arensman e Bilbao, quarto Matteo Sobrero

Il Tour de Pologne è un tradizionale appuntamento di inizio Agosto del calendario WorldTour, terreno di conquista di velocisti e corridori resistenti, che si danno battaglia nelle 7 tappe in programma. La startlist di questa 79esima edizione è, come spesso accade, di livello medio-alto con la presenza di tutti i 18 team WorldTour e 4 formazioni Professional, oltre alla selezione nazionale polacca a cercare di tenere alta la bandiera della nazione ospitante. Con i protagonisti del Tour de France tutti assenti, il Tour de Pologne ricopre la classica funzione di inizio della seconda parte di stagione per molti dei corridori presenti all’ultimo Giro d’Italia e desiderosi di prepararsi al meglio per la Vuelta a España che prenderà il via il 19 Agosto. Come spesso accade l’incertezza e l’equilibrio la fanno da padroni in un’edizione caratterizzata da sprint sicuramente avvincenti, tappe collinari risultate troppo blande e una cronometro decisiva. Ma più in generale, lo spettacolo è stato il grande assente quest’anno, al contrario delle cadute, che invece sono abbondate nei finali planimetricamente troppo pericolosi. Di seguito il resoconto della corsa tappa per tappa.

Tappa 1: Kielce-Lublin

Frazione iniziale lunga 219 km e quasi completamente pianeggiante, per un Tour de Pologne che si preannuncia dunque aprirsi nel segno delle ruote veloci. All’attacco si lanciano i tre polacchi Kamil Malecki (Lotto Soudal), Mateusz Grabis e Patryk Stosz (Selez. Polonia), insieme a Sam Brand (Novo Nordisk) e Jonas Abrahamsen (Uno-X). I 5 fuggitivi guadagnano un vantaggio massimo attorno ai 6’ su un gruppo immediatamente controllato dalle squadre dei velocisti: la Quick-Step AlphaVynil di Mark Cavendish, la Groupama-FDJ di Arnaud Démare e la Jumbo-Visma di Olav Kooij. Tra gli attaccanti, dal destino inevitabilmente segnato, il più attivo sembra essere Kamil Malecki, corridore dotato di ottimo talento ma ancora alla ricerca di buone sensazioni dopo un grave infortunio. L’uomo della Lotto-Soudal attacca ripetutamente sganciandosi dai compagni d’avventura e provando la fortuna in solitaria.

Il gruppo tuttavia non sbaglia i calcoli e dopo essersi gradualmente avvicinato riprende anche Malecki a 8 km dal traguardo. Tra le squadre che cercano di organizzarsi per il finale ad altissime velocità si distingue la Bahrain-Victorious di Phil Bauhaus, che forse anticipa un po’ troppo i tempi lasciando così spazio alla Jumbo-Visma all’interno dell’ultimo chilometro, proprio mentre una bruttissima caduta coinvolge le retrovie del gruppo. La volata, lanciata alla perfezione da Mike Teunissen (Jumbo-Visma) è brevissima: una curva secca a 200 metri dall’arrivo impedisce infatti di muoversi presto. Il corto rettilineo finale vede quindi Olav Kooij finalizzare alla perfezione il lavoro di squadra, resistendo alla rimonta di Phil Bauhaus ed andando a conquistare la sua prima vittoria (con maglia di leader) nel WorldTour. Terza piazza poi per Jordi Meeus (Bora-Hansgrohe), mentre velocisti più quotati come Cavendish e Démare pagano a caro prezzo il cattivo posizionamento nel finale.

Tappa 2: Chełm-Zamość

Anche la seconda frazione non presenta alcun tipo di difficoltà altimetrica, con i 206 km in programma che si presentano come una immediata rivincita della volata del giorno precedente. Numerosi i ritiri da segnalare a causa della caduta nel finale della prima tappa. Sotto la pioggia battente si costituisce la fuga di giornata, composta da Jasper De Buyst (Lotto-Soudal), Piotr Brozyna e Patryk Stosz (Selez. Polonia) e Jonas Abrahamsen (Uno-X), con questi ultimi due già in fuga nella tappa inaugurale. A guidare il gruppo sono nuovamente le squadre dei velocisti che tengono il margine degli attaccanti sotto controllo dopo aver concesso più di 6’ nelle fasi iniziali. Stavolta però, a differenza della prima frazione, l’inseguimento si fa più incerto quando Jasper De Buyst decide di andarsene in solitaria, costringendo il plotone ad alzare notevolmente il ritmo nel finale. Il belga tuttavia viene ripreso a 1,5 km dal traguardo, mentre in testa al gruppo si fa a sportellate tra le tante squadre che vogliono lanciare il proprio velocista nella migliore posizione.

Il finale, però, è anche in quest’occasione abbastanza tortuoso e confuso, e Roger Kluge (Lotto Soudal) prova a lanciare una volata lunghissima per sorprendere i velocisti. L’azione del tedesco costringe gli sprinter ad agire in prima persona, ed il più celere a lanciare la propria volata è Pascal Ackermann (UAE), che subisce però la rimonta di Gerben Thijssen (Intermarché-Wanty-Gobert) nelle ultime decine di metri. La vittoria va dunque al 24enne belga, velocista puro ed autore di una stagione convincente. Terza posizione per il friulano classe 2000 Jonathan Milan (Bahrain-Victorious), mentre ancora una volta i velocisti più blasonati ricoprono le posizioni di rincalzo della top10. Cambio ai vertici della classifica generale dove, grazie ai secondi di abbuono raccolti in fuga, il norvegese Jonas Abrahamsen balza in testa alla graduatoria ed indossa la maglia gialla, simbolo del primato anche da queste parti.

Tappa 3: Kraśnik-Przemyśl

La lunghissima terza tappa di questo Tour de Pologne prevede due fasi ben distinte. Una prima parte di ben 200 km completamente pianeggianti è infatti seguita da un finale mosso, con 4 brevi salite in rapida successione. In cima all’ultimo di questi strappi è posto l’arrivo, al termine di 1,5 km di salita al 7,7%. Venendo alla cronaca, la fuga di giornata vede stavolta una maggiore qualità al proprio interno; vanno all’attacco Edward Theuns (Trek-Segafredo), Matthias Brändle (Israel-Premier Tech), Michel Hessmann (Jumbo-Visma), Marcin Budziński e Piotr Brozyna (Selez. Polonia). I 5 fuggitivi, tutti buoni passisti, vengono controllati con attenzione dal gruppo che non concede loro mai un margine superiore ai 3 minuti. L’andatura aumenta con il passare dei chilometri, e ai piedi della prima delle brevi salite solo Theuns ed Hessmann restano all’avanscoperta con un margine di circa 1’30”. Prova poi in solitaria Hessmann, ma il suo tentativo si spegne prima di entrare negli ultimi 20 km.

Nel frattempo dal gruppo qualche outsider, tra cui Davide Formolo (UAE), prova a muoversi, ma questi velleitari tentativi sono presto stoppati da Ineos Grenadiers e dalla stessa UAE, entrambe intenzionate a giocarsi la vittoria sull’ascesa finale. Ed infatti è proprio la Ineos Grenadiers di Richard Carapaz ed Ethan Hayter a scandire il ritmo sulle pendenze conclusive, ma il grande lavoro viene meno in fase di finalizzazione. Il primo a lanciare l’atipico sprint è Quentin Pacher (Groupama-FDJ), ma Sergio Higuita (Bora-Hansgrohe) è perfetto nel tempismo e sopravanza il francese sul rettilineo finale. Inutile il tentativo di rimonta di Pello Bilbao (Bahrain-Victorious) e Quinten Hermans (Intermarché-Wanty-Gobert) che finiscono rispettivamente secondo e terzo. Colpo doppio dunque per Higuita che balza al comando anche della classifica generale nel giorno del suo compleanno.

Tappa 4: Lesko-Sanok

Frazione collinare la quarta di questa edizione, che tuttavia non presenta difficoltà altimetriche eccessive ed ha un chilometraggio più contenuto rispetto alle tappe precedenti: 179 km. Per casi di Covid all’interno dello staff si ritira in blocco la Alpecin-Deceuninck di Stefano Oldani e Jakub Mareczko. Anche stavolta la composizione della fuga di giornata è quanto mai interessante. All’attacco sono in 5: Rui Oliveira (UAE Emirates), Nans Peters (AG2R Citroën), Kamil Malecki (Lotto Soudal), Anders Skaarseth (Uno-X) e Mads Würtz Schmidt (Israel-Premier Tech). Come prevedibile, il gruppo non concede loro un margine superiore ai 4’, sotto l’impulso della Bora-Hasngohe di Sergio Higuita e la Ineos Grenadiers. Negli ultimi 20 km provano a proseguire all’attacco i soli Skaarseth, Würtz Schmidt e Oliveira, ma anche stavolta il plotone non sbaglia i conti andandoli a riprendere a 4 km dalla conclusione.

Con il gruppo nuovamente compatto prova ad anticipare il probabile sprint Zdenek Stybar (Quick-Step AlphaVynil) con un secco allungo ai -3. Dietro la reazione è immediata, ma una caduta nel finale planimetricamente insidioso coinvolge anche la maglia gialla. L’inseguimento è tutt’altro che scontato, ma lo strappo finale risulta fatale a Stybar, che viene sorpassato a doppia velocità dagli sprinter. I metri finali sono a dir poco tecnici, con una curva secca a soli 50 metri dalla conclusione che premia Pascal Ackermann (UAE), il primo a lanciare la propria volata; alle sue spalle Jordi Meeus (Bora-Hansgrohe) e nuovamente Jonathan Milan (Bahrain-Victorious). In top10 anche Christian Scaroni e Diego Ulissi, con il livornese che sale in quarta posizione in classifica generale.

Tappa 5: ŁańcutRzeszów

Altra tappa incerta la quinta che vede 178 km aperti a più possibili interpretazioni. I fuggitivi di giornata sono Boy van Poppel (Intermarché-Wanty-Gobert), Sean Quinn (EF Education-EasyPost), Yevgeniy Fedorov (Astana Qazaqstan), Shane Archbold (Bora-hansgrohe), Mads Würtz Schmidt (Israel-PremierTech), Michal Schlegel (Caja Rural-Seguros RGA), Mateusz Grabis e Jakub Murias (Selez. Polonia). Gli 8 al comando non vedono comunque mai le proprie chances di successo lievitare, vista la variegata presenza di squadre dei velocisti in testa al gruppo. Per provare a dare uno scossone ad una siztuazione altrimenti compromessa ci provano Würtz Schmidt e Quinn, ma il plotone li mette nel mirino già dal primo passaggio sotto il traguardo a 20 km dalla conclusione.

Gli attaccanti sono comunque bravi a resistere il più a lungo possibile, gettando la spugna a soli 3 km dall’arrivo, mentre in gruppo sono già cominciati i grandi movimenti per la preparazione della volata. Ancora una volta, purtroppo, caratteristica del finale è la grande difficoltà planimetrica, con una serie di curve ed altre insidie a costellare gli ultimi chilometri. Ad 800 metri dal traguardo finiscono a terra Teunissen e Kooij (Jumbo-Visma), coinvolgendo altri corridori e di fatto bloccando la carreggiata. Finisce quindi per giocarsi la volata un gruppetto molto ristretto, in cui un Phil Bauhaus (Bahrain-Victorious) lanciato alla perfezione dal compagno Jonathan Milan si dimostra ampiamente il più forte. Arnaud Démare non riesce a superarlo, Nikias Arndt (DSM) nemmeno; l’ordine d’arrivo è questo. La classifica generale, nonostante la brutta caduta, si mantiene sostanzialmente invariata.

Tappa 6: Nowy Targ (Gronków)Stacja Narciarska Rusiński ITT

Giornata a cronometro al Tour de Pologne che, visti i distacchi ridotti in classifica generale, potrebbe rivelarsi cruciale per la vittoria finale. Il percorso è breve, con soli 12 km in programma, ma la quasi totalità del tracciato, fatta eccezione per gli ultimi 2 km, è in salita, anche se con pendenze abbastanza dolci. Venendo alla cronaca, un primo tempo importante è quello fatto registrare dal ceco Josef Cerny (Quick-Step AlphaVynil), sopravanzato poi da Thomas De Gendt (Lotto-Soudal), ma i favoriti devono ancora scendere in pista. Ci pensa quindi il ventenne Magnus Shefield (Ineos Grenadiers) ad alzare l’asticella abbattendo con un minuto di vantaggio il tempo di De Gendt e posizionandosi a lungo al comando provvisorio con un solido 17’47”. Nonostante alcune buone prestazioni di cronomen d’esperienza nessuno riesce ad impensierire il giovane statunitense.

Il talento della Ineos Grenadiers si deve però arrendere ad un Thymen Arensman (DSM) che conferma in pieno i segnali mostrati al Giro d’Italia, battendo il miglior tempo di 7”. Nessuno riesce a far meglio di Arensman, nonostante le ottime prestazioni di Ethan Hayter (Ineos Grenadiers) e Rémi Cavagna (Quick-Step AlphaVynil) che si devono accontentare rispettivamente della terza e quarta posizione di tappa. La classifica generale risulta così rivoluzionata, con Hayter che passa al comando con 11” di vantaggio proprio su Arensman e 18” su Pello Bilbao (Bahrain-Victorious), mentre Matteo Sobrero (BikeExchange-Jayco) sale al quarto posto.

Tappa 7: Valsir-Cracovia

Frazione conclusiva che assomiglia molto ad una passerella riservata ai velocisti, visti i 178 km altimetricamente agevoli, con qualche breve GPM concentrato nella prima parte di gara. Prova tuttavia a seminare un po’ di zizzania Quinten Hermans (Intermarché-Wanty-Gobert) che cerca la fuga nelle prime fasi di gara, ma le squadre dei primi della classifica stoppano ogni tentativo pericoloso. Ha così il benestare una fuga di dimensioni ridotte: prendono infatti il largo Julius Johansen (Intermarché-Wanty-Gobert), Alessandro De Marchi (Israel-Premier Tech), Syver Wærsted (Uno-X) e Jarrad Drizners (Lotto Soudal). Da dietro provano a rientrare Felix Gall (AG2R Citroën) e Patryk Stosz (Selez. Polonia), ma per questa coppia di contrattaccanti non c’è successo. Il vantaggio dei fuggitivi nel frattempo sale a 4’, e nel gruppo sono le squadre dei velocisti a tenere sotto controllo la situazione.

I battistrada, a causa del ritmo elevato, finiscono però per sfaldarsi, e l’ultimo superstite è De Marchi che viene successivamente raggiunto da Nans Peters (AG2R Citroën), ma a 5 km dalla conclusione la loro avventura termina definitivamente. Cominciano dunque le grandi preparazioni per lo sprint, con la Ineos Grenadiers della maglia gialla Ethan Hayter a farla da padrone. Nel finale non c’è un treno che riesce a controllare alla perfezione la situazione. Lancia la volata lunghissima Pascal Ackermann (UAE), rimontato successivamente da Olav Kooij (Jumbo-Visma), ma il capolavoro è firmato da Arnaud Démare (Groupama-FDJ), autore di una rimonta clamorosa e complicata, che lo porta a vincere nettamente la tappa conclusiva e la classifica a punti. Secondo Kooij, poi terzo Phil Bauhaus (Bahrain-Victorious), mentre Davide Cimolai (Cofidis) si butta nella mischia e conclude settimo; mentre la classifica generale si mantiene invariata.

Di seguito, la classifica finale:

  1. Ethan Hayter (Ineos Grenadiers)
  2. Thymen Arensman (DSM) a 11″
  3. Pello Bilbao (Bahrain-Victorious) a 18″
  4. Matteo Sobrero (BikeExchange-Jayco) a 23″
  5. Ben Tulett (Ineos Grenadiers) a 25″
  6. Rémi Cavagna (Quick-Step AlphaVynil) a 31″
  7. Samuele Battistella (Astana Qazaqstan) a 32″
  8. Sergio Higuita (Bora-Hansgrohe) a 32″
  9. Diego Ulissi (UAE) a 45″
  10. Bruno Armirail (Groupama-FDJ) a 50″

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