Kaden Groves (a sinistra) vince la quinta tappa del Giro davanti a Jonathan Milan. Alle sue spalle succede un po' di tutto © Giro d'Italia
Giro d'Italia

La caduta dei gravi e la vittoria dei Groves

Giro d'Italia, capitomboli a ripetizione caratterizzano il finale di tappa a Salerno, tra manovre azzardate e scivoloni sulle strisce della segnaletica. Remco giù due volte, Roglic una, Cavendish ne abbatte quattro

10.05.2023 17:40

La verità è che non abbiamo né l'età né la voglia di assistere a una sequela di cadute come quelle che hanno caratterizzato la tappa di Salerno al Giro d'Italia, e in particolare un finale in cui si sono susseguiti tre episodi di crescente pesantezza e gravità. In una giornata in cui il favorito numero uno della corsa va giù due volte, il suo principale antagonista una, e tanti altri finiscono sull'asfalto reso viscido dalla pioggia, è già tanto se possiamo imbastire una normale cronaca di tappa, senza l'aggiunta dell'aggettivo "nera".

Il punto è che a meno di chiedere la completa neutralizzazione di tappe potenzialmente interlocutorie (come quella di oggi) in caso di pioggia, bisogna accettare il rischio (ma toccherebbe parlare piuttosto di certezza) che queste cose accadano. La velocità di queste dannate volate mette poi tutti ancor più in pericolo, le scene viste al traguardo provocano malesseri allo spettatore, figurarsi a chi subisce traumi da incidenti del genere. Non abbiamo una risposta, onestamente. Già mettere massimamente in sicurezza gli arrivi - e RCS Sport lo fa, con transenne che letteralmente salvano l'osso del collo (vedi alla voce Filippo Fiorelli) - è un elemento importante, ma non mette tutti al riparo da fratture e guai fisici di sorta.

Il fondo stradale rappresenterà un successivo step, probabilmente dovrà diventare in futuro una conditio sine qua non il fatto che non ci sia segnaletica orizzontale nei chilometri finali di determinate tappe, perché in caso di pioggia ciò diventa un fattore di pericolo. Ancora, si dovrà intervenire (lo scriviamo da anni) sull'equipaggiamento dei corridori, nel senso di una maggiore protettività.

Oggi dal punto di vista sportivo è andata ancora bene al Giro, che non ha perso protagonisti di primo piano, ma certo le due cadute di Remco Evenepoel e quella di Primoz Roglic hanno fatto particolare impressione. Nulla di grave per entrambi, così come per la stragrande maggioranza di quelli andati per le terre sul bagnato degli asfalti tra Atripalda e Salerno. E va bene così, tiriamo una riga sulla frazione odierna e guardiamo oltre, sperando che il meteo dia tregua e che già domani ci sia meno pioggia sul percorso.

In tutto ciò passa quasi in secondo piano la bella vittoria di Kaden Groves, che continua un percorso di crescita e al successo alla Vuelta 2022 aggiunge quello di oggi al Giro. Sprinter velocissimo, capace di resistere anche su percorsi accidentati, conta 13 vittorie da professionista ma il meglio ce l'ha davanti, o perlomeno questa è l'impressione che desta. Oggi si è preso la rivincita su Jonathan Milan che l'aveva battuto a San Salvo, relegando l'italiano al secondo posto; il friulano ha difeso per un punto la maglia ciclamino rispetto a Kaden, ma questa disfida sulla classifica a punti sta regalando ulteriore interesse alla partenza della corsa rosa.

Giro d'Italia 2023, la cronaca della quinta tappa

La Atripalda-Salerno di 171 km è stata una giornata di pioggia infinita a comporre la quinta tappa del Giro d'Italia 2023. Tre non partiti, Rémy Rochas (Cofidis), Ramon Sinkeldam (Alpecin-Deceuninck) e Valerio Conti (Corratec), che in una caduta ieri ha riportato una frattura al bacino, con la quale ha poi portato a termine la tappa: cose che solo i ciclisti. La fuga del giorno è partita subito, già al km 0 con Martin Marcellusi e Samuele Zoccarato della Green Project-Bardiani CSF, Stefano Gandin (Corratec) e pure Thibaut Pinot (Groupama-FDJ), interessato al Gpm posto in partenza.

Alla seconda curva della fuga Gandin e Marcellusi sono scivolati via, intanto dal gruppo usciva Thomas Champion (Cofidis) per riportarsi sui primi; poi Gandin ha avuto la tenacia di rientrare mentre il giovane Martin ha rinviato a un altro giorno i propositi di protagonismo. Mister “La Maglia Azzurra Non È Un Obiettivo” ha sprintato al Gpm di Passo Serra ai -160 e si è rialzato, lasciando proseguire Champion, Gandin e Zoccarato con un paio di minuti di margine.

Ai -152, nell'attraversamento di Venticano, un cagnolino ha rischiato di far fuori Remco Evenepoel (Soudal-Quick Step): l'animaletto ha ben pensato di farsi un giretto in gruppo, e per evitarlo Davide Ballerini, compagno dell'iridato, è scivolato per primo ma non per unico. Altri corridori, e tra questi proprio l'ex maglia rosa, sono finiti per terra. Remco è rimasto un paio di minuti fermo e visibilmente contrariato, ha preso una botta alla gamba destra ma poi è ripartito senza grossi problemi, atteso da tutti i compagni che l'hanno aiutato a chiudere il gap col gruppo, che in ogni caso non ha approfittato della situazione.

In tutto ciò, il terzetto in fuga ha raggiunto il suo vantaggio massimo, 3'25" ai -146, e la frazione è entrata in una fase interlocutoria, con andatura cauta in discesa e non esagerata nei tratti in salita. Talmente è successo poco che possiamo senza imbarazzi riportare anche i risultati dei traguardi volanti: Gandin-Champion-Zoccarato nell'ordine allo sprint di Sant'Angelo dei Lombardi ai -105, Zoccarato-Champion-Gandin al Gpm di Oliveto Citra ai -57, dove Pinot ha pure sprintato per il quarto posto davanti a Santiago Buitrago (Bahrain-Victorious), Gandin-Champion-Zoccarato al traguardo volante di Battipaglia ai -26. Subito dopo questo sprint, Zoccarato è partito in contropiede e si è concesso un surplus di fuga solitaria, giusto per mettere le mani sul titolo di combattivo di giornata, che male non fa.

Il gruppo, dopo aver tenuto per tutto il dì sotto controllo i battistrada, tirato dalle varie Jayco AlUla, Trek-Segafredo e - nel finale - anche Alpecin-Deceuninck, ha ripreso ai -6.3 il superstite della fuga (che aveva lamentato pure un problemino al cambio), ma un attimo prima, ai -7, una caduta nelle primissime posizioni ha strippato l'intero plotone. Al di là di quelli andati giù - praticamente l'intera Alpecin ma non Kaden Groves, poi Fernando Gaviria (Movistar), Pascal Ackermann (UAE Emirates), pure Primoz Roglic (Jumbo-Visma) - tutti gli altri sono stati rallentati o direttamente bloccati dalla strada occlusa.

Per la Soudal di Remco, che invece era tutta davanti (così come gran parte della INEOS Grenadiers e della Bahrain-Victorious), è stato un invito a nozze: i compagni di Evenepoel si sono messi a tirare a tutta, ma ai 3 km praticamente tutti quelli rimasti dietro - e tra i tanti c'erano anche João Almeida (UAE), Michael Matthews (Jayco) e la maglia rosa Andreas Leknessund (DSM) - tirati dai Jumbo (un Edoardo Affini superbo nell'occasione) sono rientrati.

Ma i danni non erano ancora finiti: ai 2.2 altra caduta, ed è stato di nuovo Evenepoel ad andare giù, insieme ad Aleksandr Vlasov (Bora-Hansgrohe), Domenico Pozzovivo (Israel-Premier Tech) e un'altra decina di uomini; stavolta la responsabilità è in parte di Remco, che distrattamente si stava tirando in parte sulla destra, dove però sopraggiungevano corridori che l'hanno sfiorato o più probabilmente urtato, facendogli perdere il controllo della bici. Per fortuna anche in questo caso il belga non si è fatto male.

Pronti per la volata, dunque? Sul rettilineo finale una striscia di segnaletica longitudinale era particolarmente scivolosa e in diversi hanno prodotto scodate sdrucciolando su di essa. Tra gli altri - per esempio Arne Marit (Intermarché-Circus-Wanty) - anche Mark Cavendish, proprio a 50 metri dal traguardo. Il britannico dell'Astana Qazaqstan ha scodato a sinistra, poi però ha voluto rientrare nella scia di Jonathan Milan (Bahrain) che in quel momento stava provando a contendere il successo a Groves, partito ai 200 al centro della strada.

Cavendish non ha fatto una mossa scorretta, in quanto per riprendere quella scia non ha ostacolato nessuno. Però in direzione contraria al rientro di Mark c'era Alberto Dainese (DSM) che aveva deciso di uscire alla sinistra di Milan, e aveva in quel frangente strada libera. Mezzo secondo dopo la strada non era più libera perché Cav era rientrato, giusto in tempo per farsi urtare la ruota anteriore dalla manovra di Dainese.

A questo punto il patatrac, Cavendish ha perso il controllo della bici finendo tutto a destra addosso a Filippo Fiorelli (Green Project), che ha fatto un numero - appoggiandosi alle transenne - per restare in piedi: ci è riuscito, a costo di qualche ferita alla mano destra (e di un paio di cellulari del pubblico fatti volare via, causando pure dei conseguenti traumi alle mani che li reggevano). Sante transenne di RCS Sport.

Cavendish, proprio come una cannonball impazzita, è rimbalzato a centro strada, gli è partita la bici da sotto al sedere ed è andata dall'altra parte ad abbattere gente che aveva già tagliato il traguardo: Andrea Vendrame (AG2R Citroën), portato poi via in ambulanza, David Dekker (Arkéa Samsic) e Mirco Maestri (Eolo-Kometa).

In tutto ciò, Groves aveva mantenuto la prima posizione respingendo il bell'assalto di Milan, ma in pochi ce ne siamo accorti. Mads Pedersen (Trek) si è preso il terzo posto davanti a Dainese che è stato successivamente declassato. Tra gli uomini di classifica, dopo lunghe consultazioni della giuria, Rigoberto Urán (EF Education-EasyPost) ci ha rimesso 1'09", Jay Vine (UAE) e Lorenzo Fortunato (Eolo) 1'11". Leknessund conserva la maglia rosa con 28" su Evenepoel e 30" su Aurélien Paret-Peintre. Vincenzo Albanese (Eolo) sale al decimo posto della generale a 1'39" dal primo.

Probabilmente altra pioggia aspetta domani il gruppo nella sesta tappa del Giro d'Italia 2023, la Napoli-Napoli di 162 km, sviluppata su un anello che transiterà anche dalla Costiera Amalfitana con le salite di Chiunzi e Picco Sant'Angelo (in mezzo ad altri saliscendi); gli ultimi 35 km saranno quasi pianeggianti, bisognerà vedere come sarà la corsa a quel punto, ovvero se - come oggi - ci sarà stata solo un'innocua fuga ad animarla o se qualcosa di più dissipante. Di sicuro qualcuno vincerà allo sprint: resta da vedere la grandezza del gruppo in cui ciò avverrà.

Results powered by FirstCycling.com

La crisi infinita del ciclismo tedesco
Un cagnolino attraversa il gruppo e Remco Evenepoel cade
Marco Grassi
Giornalista in prova, ciclista mai sbocciato, musicista mancato, comunista disperato. Per il resto, tutto ok!