Tadej Pogačar dopo l'arrivo a la Plagne ©A.S.O. / @billy_lebelge
Tadej Pogačar dopo l'arrivo a la Plagne ©A.S.O. / @billy_lebelge

Dopo il quarto trionfo al Tour de France Tadej Pogacar ha definito la vittoria “speciale” e parla dei suoi obiettivi a lungo termine, tra cui il Tour 2026, la Vuelta e la Lombardia.

Pogacar non si pone limiti sul futuro: “Qualsiasi cosa è possibile”

Tadej Pogačar sul podio finale con Vingegaard e Lipowitz ©UAE Team Emirates
Tadej Pogačar sul podio finale con Vingegaard e Lipowitz ©UAE Team Emirates

Verrebbe naturale pensare che, con la striscia apparentemente inarrestabile di vittorie di Tadej Pogacar, che ha conquistato il Tour de France per la quarta volta in 6 anni, lo sloveno abbia degli obiettivi futuri ben precisi.

Eppure, il campione originario di Klanec non vuole mettersi pressione né troppe aspettative. “Qualsiasi cosa è possibile”, ha dichiarato alla stampa Tadej Pogacar nella serata di domenica, in tono vago, ma ben consapevole. "In questo momento non penso ad altre gare, voglio solo tornare al bus della squadra e godermi questo momento. Non voglio pensare ad altre corse. Possiamo parlare del Giro [del 2026] o della Vuelta un’altra volta in futuro. Al momento non ho obiettivi chiari, forse punterò ai Mondiali quest’anno, e al Lombardia. Ma non ho altri obiettivi precisi. Voglio solo godermi questo momento, e poi penserò al resto abbastanza presto”.

Poi lo sloveno ha condiviso a caldo le sue sensazioni sulla vittoria al Tour: "Vincere quattro Tour, essere sul podio sei anni di fila... sono senza parole” , ha commentato Pogacar, emozionato. “Questo successo ha un sapore speciale. Sono molto orgoglioso di poter indossare la maglia gialla qui oggi. Tutto è cominciato da come abbiamo deciso di correre come squadra: c’era una grande atmosfera e spirito di gruppo. Dopo la cronometro e il Mur de Bretagne alla tappa 5, ho capito di avere le gambe giuste per puntare alla vittoria. La seconda settimana è stata decisiva, lì ho preso il vantaggio più grande. Poi nella terza settimana mi sentivo più tranquillo”.

A proposito del via libera per tentare la vittoria sugli Champs-Élysées, lo sloveno ha detto che "i tempi di classifica erano già presi, tutti correvano a viso aperto. Era ciclismo puro. Avevo in mente che fosse la fine del Tour, quindi era più facile lasciare tutto sulla strada, sapendo che domani posso riposare. È stata una bella giornata per correre”.

Tadej Pogacar ha anche sottolineato quanto la rivalità con Vingegaard lo abbia aiutato, spingendolo a voler fare sempre di più. “È incredibile, ci spingiamo sempre a un altro livello. Siamo fortunati ad avere questa rivalità, perché ci fa crescere”, ha spiegato.

“Il burnout nello sport è reale, soprattutto nel ciclismo”. Lo sloveno ha parlato apertamente del problema

Quando vinci tanto come Pogacar, il rischio che la pressione e le aspettative ti schiaccino è costante. E questo lo sloveno lo sa bene.

Sono in un momento della carriera in cui potrei anche smettere domani e sarei felice”, ha sottolineato, anche se ha scherzato sul fatto che era solo una battuta (sarà sotto contratto fino al 2030). Un obiettivo, come rilevato all'Équipe, c'è: le Olimpiadi di Los Angeles 2028: "È ciò che mi motiva per i prossimi tre anni. Da quel momento in poi, inizierò probabilmente a pensare al mio ritiro”. 

Pogačar ha poi parlato dello stress sempre crescente nel mondo del ciclismo: “Il burnout nello sport è reale, specialmente nel ciclismo, dove l’allenamento fisico e mentale è costante. Succede spesso. Alcuni corridori diventano ossessionati dall’allenamento, fanno sempre di più e poi si vede la fatica già all’inizio della stagione. La squadra vuole che corri, entri in un circolo vizioso e non recuperi mai davvero. Poi ti prendi una pausa a ottobre, ma a dicembre sei di nuovo lì. Così arriva il burnout”.

Tadej Pogacar ha però aggiunto che avere una squadra forte come la UAE lo aiuta a superare anche i momenti difficili: “Quando hai avversari forti, non solo Jonas, ma tutti, non sai mai cosa può succedere. Quindi qualche dubbio lo hai sempre. Ma l’atmosfera nella squadra ti aiuta, e se vai alle corse motivato, se dai tutto sulla strada, non hai nulla da rimpiangere. O forse sempre un po’, perché – non si sa mai”.

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