Phil Bauhaus, al centro della foto, vince lo sprint di Tanunda © Tour Down Under
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Dal babau delle cadute al Bauhaus della volata

Tappa convulsa al Tour Down Under, svariati dolorosi capitomboli prima dello sprint che premia il tedesco davanti a Ewan e Matthews. Alessandro Covi quarto di tappa, Alberto Bettiol si conferma leader della corsa

18.01.2023 06:40

Velocità, vento, cadute: tutto quello che può caratterizzare una tappa incasinata l'abbiamo visto oggi nella prima frazione in linea del Tour Down Under 2023, la Tanunda-Tanunda di 150 km, vinta allo sprint da Phil Bauhaus (Bahrain-Victorious). Quasi tutta in circuito (5 giri), con una salitella (Menglers Hill) che ha finito per non incidere minimamente, con una fuga solitaria di Nans Peters (AG2R Citroën) a caratterizzarne le fasi centrali (uscito ai -131, raggiunto ai -56 dopo aver avuto fino a 4'36" ai -104), la frazione in questione sarà ricordata principalmente per le cadute.

La prima ai -112 ha coinvolto una decina di corridori, tra cui il grattugiatissimo Gerben Thijssen (Intermarché-Circus-Wanty), Jordi Meeus (Bora-Hansgrohe) e Patrick Bevin (DSM) che si è dovuto ritirare; della seconda, ai -57, sulla discesa da Menglers Hill (come del resto la prima), sono stati vittime tra gli altri Finn Fisher-BLack e Sjoerd Bax della UAE Emirates (il secondo con abrasioni su tutta la schiena), James Moriarty e Graeme Frislie della UniSA-Australia, Hermann Pernsteiner (Bahrain) e James Knox (Soudal-Quick Step) che ha preso una brutta schienata; in questo caso il gruppo si è spezzato ed è rimasto diviso in tronconi per 8 km, prima che il lavoro degli Alpecin-Deceuninck (Kaden Groves era rimasto attardato) ricomponesse la situazione.

Sulla terza caduta, stavolta in un tratto pianeggiante ai -24, è rimasto fermo Robert Gesink (Jumbo-Visma), abbattuto da Alex Baudin (AG2R), e ritiratosi con un sospetto di clavicola destra fratturata (ma ha preso pure una botta secca alla testa, santo casco); coi due è finito per terra pure l'altro Jumbo Timo Roosen; l'ultima caduta, a volata lanciata a 400 metri dal traguardo, ha coinvolto tra gli altri di nuovo Meeus (non era proprio giornata, eh), Chris Harper (Jayco), Liam Walsh (UniSA), mezza INEOS (Plapp, Leo Hayter e la maglia bianca Magnus Sheffield) e pure Jai Hindley (Bora).

In mezzo a tutto ciò, un certo attivismo di Luke Plapp (INEOS Grenadiers), che dài e dài prima ha quasi prodotto un ventaglio, poi ha conquistato la maglia a pois passando per secondo su entrambi i Gpm di giornata (entrambi a Menglers Hill, al secondo e al quarto giro del circuito); e ancora, i tentativi di Michael Matthews (Jayco AlUla) ai traguardi intermedi: secondo su entrambi (erano fissati al primo passaggio da Tanunda ai -104 e al terzo ai -52), e tutte e due le volte davanti a Ethan Hayter (Bahrain); nella seconda occasione il leader della corsa Alberto Bettiol (EF Education-EasyPost) cercava di reagire fermandosi però al quarto posto.

Lo sprint è stato impostato dai Soudal-Quick Step nei due chilometri, poi ai 700 metri sono usciti gli Intermarché per Hugo Page, intanto Caleb Ewan (UniSA) restava intruppato. Una gran trenata di Nikias Arndt (Bahrain) ha preceduto la citata caduta dei 400 metri, la quale ha ovviamente rimescolato tutte le posizioni a ridosso dei primissimi. Ai 300 metri Campbell Stewart ha provato a finalizzare il lavoro del treno Jayco, ma Matthews ha tardato a uscire dalla sua ruota e si è fatto anticipare al centro da Phil Bauhaus, il cui spunto, tarato sui 200 metri, è stato irresistibile tanto per Bling quanto per Ewan, che negli ultimi 50 metri riemergeva non si sa da dove per andare a togliere al connazionale il secondo posto con un colpo di reni poetico ma insufficiente per superare pure Bauhaus.

Per Phil, 28enne tedesco di cui ricorderete probabilmente la vittoria a San Benedetto del Tronto in chiusura di Tirreno-Adriatico 2022, si tratta del ventesimo successo di una carriera non da superstar ma nemmeno priva di soddisfazioni: e a ben vedere, quella di oggi è la sesta affermazione nel World Tour per lui, a cui manca giusto l'acuto in un GT per potersi considerare un compiuto vincitore di tappe; le quali rappresentano il 90% delle sue gioie (precisamente: 18 su 20), dato che conta un solo successo in linea (Coppa Bernocchi 2019) e una classifica generale (l'imprescindibile Saudi Tour 2020).

Alle spalle di Bauhaus (tra l'altro nuovo leader della classifica a punti), Ewan e Matthews, un po' a sorpresa si è infilato Alessandro Covi (UAE), dimostrando così la propria versatilità dato che poco prima aveva vinto il secondo Gpm di Menglers Hill (davanti a Plapp, Dorian Godon dell'AG2R e un propositivo Hindley); poi nell'ordine d'arrivo troviamo dal quinto in giù Paul Penhoët (Groupama-FDJ), Emils Liepins (Trek-Segafredo), Page, Hugo Hofstetter (Arkéa Samsic), Taj Jones (Israel-Premier Tech) e un ammirevole Thijssen.

Bettiol è arrivato più o meno tranquillo nel gruppo principale e tanto oggi gli è bastato per difendere il primo posto in classifica dall'attacco di Matthews, che ha guadagnato 8" di abbuoni tra traguardi volanti e arrivo ed è risalito dalla decima alla seconda posizione, a 6" dal toscano. Seguono Sheffield a 8", Julius Johansen (Intermarché) a 10", Groves e il suo compagno Samuel Gaze a 11", Page a 12", Marius Mayrhofer (DSM), Corbin Strong (Israel) e Jannik Steimle (Soudal) a 13" e Jay Vine (UAE) a 14".

Domani con la seconda tappa si andrà da Brighton a Victor Harbor, 154.8 km irregolari in cui non mancheranno almeno un paio di strappetti impegnativi (l'ultimo, Nettle Hill, a 21 km dalla conclusione), ma, come sappiamo da ormai più di due decenni, non si può mai escludere al Tour Down Under la volata di un gruppo più o meno compatto.

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Marco Grassi
Giornalista in prova, ciclista mai sbocciato, musicista mancato, comunista disperato. Per il resto, tutto ok!