Mathieu van der Poel vince il Giro delle Fiandre 2024 © Ronde van Vlaanderen
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Il Re Solo

Mathieu van der Poel vince il terzo Giro delle Fiandre in carriera dopo un attacco di 44 km nato sul Koppenberg. Ottimo Alberto Bettiol, splendido secondo Luca Mozzato

31.03.2024 18:41

C'è un universo parallelo in cui Mathieu van der Poel rompe il cambio a 500 metri dall'arrivo e il Giro delle Fiandre 2024 viene vinto da Luca Mozzato. Un'ipotesi del genere, onestamente fantascientifica fino a un'ora prima della fine della corsa, la possiamo fare al termine di 270 chilometri dissipanti a dir poco. Una gara a eliminazione, proceduta per consunzione dei protagonisti, gente che zompettava benissimo 30 chilometri prima e 30 chilometri dopo vedeva le madonne, e invece altri che fino al km 250 non li hai visti e poi di colpo eccoli qui in prima linea sull'ultimo Kware.

Uno di questi, per l'appunto, Luca Mozzato. Corridore ancora giovane, 26 anni compiuti poco fa, una carriera da pro' sviluppata in Francia - questa la sua quinta stagione oltralpe - ancora poche vittorie (tre) ma tanti piazzamenti a segnalare una consistenza di fondo non trascurabile. Certo, tra i tanti possibili outsider di giornata, in pochi avrebbero puntato le proprie fiches sul vicentino: sì, ha vinto la Bredene-Koksijde quindici giorni fa, ha fatto top 10 a De Panne e top 15 a Wevelgem, e non era lontano dai primi neanche alla E3 e alla Dwars. Ma a uno score del genere - privo di precedenti di livello nella Ronde (fu 25esimo due anni fa) - attribuisci massimo un posto nei dieci, non sul podio, proprio nella stessa foto del Fenomeno.

E invece, quando sulla linea d'arrivo a Oudenaarde Luca ha realizzato di aver battuto al colpo di reni Michael Matthews, e di essersi così conquistato un più che insperato secondo posto, la soddisfazione per un risultato così enorme ha dovuto fare a pugni con un senso di rimpianto immediato, dettato dal fatto che l'ipotesi bradburyana che enunciavamo in apertura (quella del caso gretto che fa fuori in qualche modo Mathieu a un passo dalla vittoria) non si è realizzata. “Quando mi ricapita un'occasione del genere?”, avrà pensato Mozzato prima di realizzare del tutto l'importanza del risultato che oggi si porta a casa: lo si è visto chiaramente dall'ombra di disappunto che gli ha piegato la smorfia di fatica e liberazione disegnataglisi sul volto un metro dopo il traguardo.

Il battuto, Matthews, in un'altra epoca si sarebbe consolato con la maglia di leader della Coppa del Mondo (capirai: secondo alla Sanremo, terzo al Fiandre), e va detto che i suoi l'hanno festeggiato come se avesse più o meno vinto. Una festa che però è durata molto poco, il tempo per la giuria di emettere il verdetto di declassamento per l'australiano, reo di aver stretto alle transenne Nils Politt (che infatti è andato a prendersi il terzo posto, che fa il paio col secondo della Roubaix di Gilbert 2019). Ironia della sorte: Bling è stato criticato a tutto spiano per non aver stretto Philipsen alla Sanremo, stavolta che lo fa lo declassano (11esimo nell'ordine d'arrivo). È un mondo difficile.

Un Mathieu senza rivali alla sua altezza… reale

Mentre queste beghe terrene si dipanavano, colui che tutto poteva stava poco distante, intoccato e intoccabile, dopo aver sollevato le braccia (anzi tutta la bici) nel tripudio di Oudenaarde. Lui, il solito, quello che vince il Fiandre negli anni pari, quello che con oggi ne fa tre come Buysse, Magni, Leman, Museeuw, Boonen e Cancellara, quello che tornerà per isolarsi in testa alla classifica dei pluridominatori della Ronde.

Mathieu van der Poel, oggi cinque monumento come Tadej e una Roubaix a portata di mano tra sette giorni per superare lo sloveno in questa sfida di supervittorie che sta animando in maniera meravigliosa le classiche degli anni ‘20. Che dobbiamo dire oggi dell’iridato? Già in prima fila a 80 km dalla fine, giusto per ricordare agli astanti chi comandava; poi in progressione, splendida, sul penultimo Kwaremont, ai -55.

Infine, superbo, a prendere il volo sul Koppenberg, là dove ha piazzato il segnalino (anzi la pietra miliare) che ricorderà ai posteri questi altri 44 km di attacco solitario e vincente in una carriera che scene del genere ce ne ha fatte vedere a profusione e promette di regalarcene ancora tante. Il pubblico, sazio di ciclismo oltre che di portate pranzopasquali, grato ringrazia.

Gli sconfitti del Fiandre 2024

Dei tanti splendidi sconfitti di giornata, una parola per Mads Pedersen, a suo modo geniale nell'assecondare la lucida follia che lo voleva (ancora, come l'anno scorso) all'attacco da lontanissimo per sparigliare. Gli è andata male, ma ha il merito di essersela giocata a viso stra-aperto, a quattro giorni dalle botte della Dwars.

E una parola per Matteo Jorgenson, che sul Koppenberg è stato come Icaro, così vicino al Sole da bruciarsi, spendendo in acido lattico il consumo pro capite annuo del Lussemburgo almeno. Non è riuscito per poco ad accodarsi a Mathieu: non gli restava che una lunga deriva. Però anche lui, che coraggio.

E che dire poi di Alberto Bettiol? L'ha assaporato a lungo, un podio che - oltreché meritato - sarebbe stato un ottimo corollario al suo successo del 2019, a sottolineare sostanza e presenza. Per una volta che i crampi non l'hanno visitato, ha dovuto subire il ritorno del gruppetto inseguitore proprio nel mezzo della volata dei battuti, a un passo dal traguardo. Il nono posto conclusivo (che si mette in scia al quinto della Sanremo) non dice granché della corsa del fiorentino, la quale al contrario dice tutto sulla possibilità di Alberto di essere ancora protagonista, anche in futuro, a queste latitudini. E il futuro è anche la Roubaix in cui (strano ma vero, non l'ha mai fatta) esordirà tra sette giorni.

In conclusione, un Fiandre 2024 il cui destino era ampiamente anticipato dalle quote dei bookmakers, che davano Mathieu vincente a meno di 1.50. Del resto, togli e togli, assente uno che farà il Giro, assenti quelli che si sono fratturati mercoledì, ammaccati altri rivali di peso, quello che rimane è la lapalissiana superiorità di chi già quasi non avrebbe rivali se ci fossero tutti. È il tema di questo avvio di 2024: i fenomeni arricchiscono il ciclismo, ma se ce n'è solo uno per corsa un po' lo ammazzano con la loro naturale straripante prepotenza. Contro gli infortuni si può fare poco (per quanto…); in favore di un maggior numero di scontri diretti, invece, l'UCI ha l'obbligo di pensare qualcosa: sciupare in solipsismi la clamorosa fortuna di avere a disposizione simili fuoriclasse è un lusso che il ciclismo non dovrebbe permettersi.

Giro delle Fiandre 2024, la cronaca della gara

La volata dei battuti al Fiandre 2024: secondo posto per Luca Mozzato © Arkéa-B&B Hotels
La volata dei battuti al Fiandre 2024: secondo posto per Luca Mozzato © Arkéa-B&B Hotels

Quest'anno misurava 270.8 km la Ronde (o più correttamente il Ronde) van Vlaanderen, edizione numero 108 della Pasqua laica e sportiva del ciclismo fiammingo (e dunque del ciclismo tout-court!). 17 muri nella seconda metà di gara, alcuni in pavé, più altri cinque settori di pietre, il tutto in una giornata che si annunciava meteorologicamente serena. La fuga del giorno è partita nei primissimi chilometri ispirata da Luke Durbridge (Jayco AlUla), già animatore di mitologiche azioni a lunga gittata (chi ha detto Roubaix 2016?); all'australiano si sono uniti prima Bert van Lerberghe (Soudal Quick-Step) e poi David Dekker (Arkéa-B&B Hotels), Stanislaw Aniolkowski (Cofidis), Damien Touzé (Decathlon AG2R La Mondiale), Elmar Reinders (Jayco), Lionel Taminiaux (Lotto Dstny) e Jelle Vermoote (Bingoal WB).

Un totale di 8 attaccanti destinati a mettere insieme fino a 4'15" di vantaggio (limite toccato ai -214) prima che la Alpecin-Deceuninck in particolare si assumesse l'onere di coordinare l'inseguimento in gruppo. Perché la corsa entrasse nel vivo son dovuti passare altri 100 chilometri, e il segnale che l'equilibrio in gruppo era pronto a rompersi è stato dato da un allungo di Jonas Abrahamsen (Uno-X Mobility) ai -114, subito tamponato da Axel Laurance (Alpecin). L'azione è morta di lì a un paio di chilometri, sul Wolvenberg (terzo muro di giornata), ma le ostilità erano ufficialmente aperte.

E lo erano anche per il gruppo - tirato a questo punto dalla Visma-Lease a Bike - che subito si frazionava in vari tronconi. Non è passato molto, che la corsa è direttamente entrata nella fase decisiva. A 100 km dalla fine si approcciava il Molenberg, i battistrada l'hanno preso con un minuto e mezzo, ma quel che più rileva è che dal gruppo qui è partito appena il secondo uomo più atteso della giornata, Mads Pedersen (Lidl-Trek). Seguito dal terzo uomo più atteso della giornata, Matteo Jorgnenson (Visma); e dal primo uomo più atteso della giornata, Mathieu van der Poel (Alpecin). Stefan Küng (Groupama-FDJ) si è impegnato per ricucire nel frangente, ma le parti in causa erano già piuttosto chiare a questo punto.

Vari movimenti nel gruppetto dei big che andava formandosi, ai -97 abbiamo visto muoversi Julian Alaphilippe (Soudal), poi ai -96 Dylan van Baarle (Visma); Mathieu e Mads li abbiamo visti fare scattini per chiudere piccoli gap, in questa fase di continui frazionamenti tra drappelli e drappelletti. Ben Turner (INEOS Grenadiers), Oier Lazkano (Movistar), Nils Politt (UAE Emirates) tra i più impegnati del momento. Anche Tiesj Benoot (Visma).

Pedersen fa sul serio da lontanissimo

Spingi che ti rispingo, la fuga del mattino è stata annullata a 93 km dalla fine, ai piedi del Berendries. Sui primi (che intanto per la gran parte si disperdevano) sono piombati alcuni contrattaccanti, i citati Van Baarle con Benoot, Vermeersch, Turner, Politt, poi Laurenz Rex (Intermarché-Wanty), Tim Merlier (Soudal), per la Decathlon Oliver Naesen col già avanguardista Touzé, per la Lotto Brent van Moer sul fuggitivo Taminiaux; e poi Pedersen: una presenza che non poteva lasciare indifferenti quelli dietro. Quello, in particolare.

Non a caso proprio la Alpecin di Mathieu tirava in blocco il secondo gruppo, presto trovatosi a quasi mezzo minuto dal primo. Tra le varie cadute del giorno, fino a questo punto prive - per fortuna - di conseguenze, una ha coinvolto ai -90 tra gli altri Alexander Kristoff (Uno-X), già vincitore di questa corsa nel 2015.

Il Valkenberg ha accolto i primi, ai -87, con soli 15" di residuo margine. Dal secondo gruppo Van der Poel è emerso di prepotenza e con apparente, esibita facilità è andato a chiudere sul drappello al comando; Pedersen ha subito risposto, accelerando a propria volta ai -86 e chiamando la risposta di Vermeersch, nell'attesa che Mathieu poco dietro decidesse il da farsi.

Una momento senza muri ha permesso grandi rientri nel gruppo che inseguiva la coppia al comando, ma le alte velocità del frangente favorivano anche cadute: giù in dieci ai -82, il più famoso Stefan Küng, tra gli altri rimasto per terra dolorante e presumibilmente fratturato anche Alessandro Covi (UAE). Dalle confuse immagini dell'episodio, il ruzzolone dovrebbe essere stato innescato da un tocco tra Cees Bol (Astana Qazaqstan) e uno spettatore.

A inseguire Pedersen e Vermeersch ci si è messa d'impegno la UAE in particolare con Mikkel Bjerg, i battistrada hanno appena superato i 20" di margine, ma possiamo dire “il” battistrada, dato che Gianni collaborava poco-quasi-niente. Tra uno stretching e l'altro del gruppo capitava che si avvantaggiassero per pochi metri drappellini e drappelletti. Van der Poel sempre vigile a controllare da vicino ogni movimento, ogni transito dalla dogana. Fin qui l'Italia ivi presente poggiava sulle ruote di Jonathan Milan (Lidl) e Alberto Bettiol (EF Education-EasyPost). Non bastasse il resto, si è messo a piovere.

Tra Oude Kwaremont e Koppenberg Mathieu apre le ali

L'azione di Pedersen (e Vermeersch) è comunque proseguita, incurante di eventuali avversità. A morsi e scavetti, il danese ha portato il vantaggio sul gruppo a mezzo minuto. Senza più badare alle apparenze, la Alpecin tirava apertamente dietro, pur avendo il Gianni davanti. Sull'Oude Kwaremont ai -56 è stato Lazkano il primo ad aumentare l'andatura rimettendo i due battistrada nel mirino, ma più rumore ha certamente fatto la progressione di Van der Poel il quale, al momento del ricongiungimento a metà muro, ha tirato dritto.

Prima dello scollinamento Mathieu è stato raggiunto da un drappello: Lazkano e Pedersen c'erano; poi Laurence Pithie (Groupama), Tim Wellens (UAE) e Dylan Teuns (Free Palestine). Un attimo dopo c'era però il rifornimento, un piccolo rallentamento ha permesso al primo gruppetto inseguitore (una quindicina di unità) di chiudere sui primi.

Iván García Cortina (Movistar) ha allora accennato un allungo ai -53, e già eravamo sul Paterberg: è stato Turner a interpretare meglio tale muro, che comunque a questo giro non ha prodotto sfracelli: alla sua uscita García Cortina è ripartito, alle sue spalle si è composto un drappello di una dozzina di unità coi soliti noti: Mathieu, Mads, Turner, Rex, Lazkano, Jorgenson, Naesen, Wellens, Politt, Teuns; poi Matej Mohoric (Bahrain-Victorious), Toms Skujins (Lidl) e ancora Pithie.

IGC ha preso il Koppenberg ai -44 con 20" di vantaggio, ma tutto gli è svanito per un problema al cambio che l'ha bloccato sul più bello. “Il più bello” era la nuova progressione di Mathieu, che ha stroncato il mondo sulla durissima rampa, involandosi stavolta in maniera decisiva. Tra tutti, alle sue spalle a emergere è stato Matteo Jorgenson (Visma), e solo in terza battuta l'instancabile Pedersen. Quanto al resto del gruppo o quel che era, più piedi a terra - sulle scivolosissime pietre del Koppenberg - che altro, in una scena che ci ha riportati agli anni '80 del secolo scorso.

A fine muro, ai -43, i primi erano selezionati uno a uno: 6" per Vedepé su Jorgenson, 30" su Mads, 35" su Teuns, 40" su García; poco dietro lo spagnolo, Rex, Bettiol (cresciuto nettamente di colpi nel frangente) e Wellens; ancor più indietro Turner e tutti gli altri.

Se Jorgenson sperava che il Campione del Mondo si facesse prendere da qualche languore sul tema di affrontare in solitaria il restante spazio da lì all'arrivo, era totalmente fuori strada. Non solo Van der Poel non ha avuto tentennamenti, ma ha preso a guadagnare nettamente anche su terreni diversi dai muri. Più indietro Pedersen e Teuns intanto si alleavano per provare a riavvicinare se non altro lo statunitense.

Van der Poel irraggiungibile, lotta serrata per il podio

Il resto della giornata è stata per Mathieu un'apoteosi continua verso il terzo Fiandre in carriera. Saltato volando lo Steenbeekdries ai -39, dove Teuns-Pedersen venivano di nuovo raggiunti da Wellens, García Cortina, Bettiol e Rex. Saltato fluttuando sul pavé il Taaienberg ai -37, affrontato col margine su Jorgenson già ben oltre il mezzo minuto (a un minuto gli altri, tra i quali Bettiol si metteva in evidenza facendo male a Rex e Pedersen).

In uscita dal muro l'americano era nel mirino di Bettiol, Teuns, Wellens e García: il fuorigiri per provare a tenere Mathieu sul Koppenberg presentava drasticamente il conto a Mattìo, e la lotta per condividere il podio con quel mostro era ancora apertissima e degna di essere giocata al meglio. Jorgenson è stato ripreso ai -36 e si è messo serenamente in coda per vedere di recuperare qualcosa. WonderPoel era già 1'10" più avanti.

Ai -35 si sono riaccodati anche Pedersen e Rex, ma intanto il gap dal primo era salito a 1'20": il mood della corsa era chiarissimo; provare a invertire la tendenza era però obbligatorio; García Cortina ha proposto un nuovo pallido allungo ai -31, ma era la tipica azione della disperazione: quella che si verifica quando le gambe - generalmente parlando degli inseguitori - lasciano il posto al velleitarismo fine a se stesso.

In ossequio al concetto, ai -30 ci ha provato Teuns, ma era chiaro che solo un intervento in scivolata dell'imponderabile avrebbe potuto frapporsi tra Mathieu e il trionfo: 1'40" il vantaggio sul Kruisberg-Hotond ai -29, in uscita dal quale Bettiol ha fatto una bella sgasata portandosi dietro ancora Teuns e disperdendo gli altri. García e Wellens restavano comunque a tiro, mentre Pedersen, Rex e Jorgenson venivano raggiunti ai -20 da Skujins, Naesen e un sorgente Michael Matthews (Jayco).

Mozzato si prende il secondo posto alle spalle di Van der Poel

Il terzo è ultimo Oude Kwaremont, ai -18, è stato preso da Van der Poel con 1'50" su Bettiol e Teuns e qualche secondo in più sui gruppetti successivi; la situazione dal quarto in giù si è notevolmente rimescolata sull'O-K, tra gente che riemergeva da dietro - bene Benoot per esempio - e precedenti attaccanti che saltavano ingloriosamente davanti (Pedersen, Jorgenson).

Ai -14 l'ultimo Paterberg: Mathieu l'ha superato senza patemi, Teuns ha staccato Bettiol che ha avuto il merito di tener duro e non arrendersi al rientro del terzo gruppetto, guidato da un Matthews sempre più consistente via via che passavano i chilometri. Bling è uscito dal muro insieme a Naesen e con qualche metro di vantaggio sugli altri.

In discesa Bettiol ha ripreso Teuns, e 10" più indietro Magnus Sheffield (INEOS), ottima uscita alla distanza, ha chiuso su Matthews-Naesen. Van der Poel ora non guadagnava più come prima, ma non ne aveva bisogno: gli bastava gestire i dieci chilometri finali.

Nel quarto drappello intanto si faceva vedere anche Luca Mozzato (Arkéa), un altro di quelli emersi benissimo dopo i 200 (per non dire 250) chilometri di gara, ma soprattutto gli UAE trovavano una forse insperata ricomposizione generale: intorno a Wellens ora c'erano Bjerg, Politt e Antonio Morgado. Per riaprire la corsa era un po' tardi, ma per il podio tutto tornava agibile.

Ai -6 il gruppetto UAE (con gli emiratini, Mozzato e Skujins) raggiungeva Matthews, Naesen e Sheffield. Per riprendere Bettiol e Teuns avrebbe dovuto aspettare la volata.

Van der Poel ha chiuso la gara con tutta la leggerezza di un Gene Kelly sotto la pioggia di Parigi (e che Oudenaarde sia meno romantica della Ville Lumière lo può dire solo chi non ama il ciclismo!). Ha controllato, ha settato a un livello decisamente più tenue i watt profusi, si è goduto il finale pensando a come avrebbe potuto rendere memorabile l'esultanza di oggi, ha optato per il vecchio ma sempre efficace sollevamento della bici, rispondendo in qualche modo al Tadej di Siena: volere o volare, è lo sloveno il riferimento fisso per MVDP, tanto quanto MVDP lo è per Pogacar (limitatamente alle classiche).

Il cronometro avrebbe contato 1'02" di vantaggio per Mathieu alla fine. Il rettilineo d'arrivo è stato teatro della drammatica disputa per i due gradini del podio disponibili. Bettiol ha spinto con l'anima sua e quella dei suoi antenati, ma non è bastato lo stesso a respingere il ritorno degli organizzati inseguitori, che ai 300 metri son rientrati e un attimo dopo erano già a sprintare per la piazza d'onore, ricacciando indietro lui e Teuns.

Matthews è partito davanti, piuttosto certo del fatto suo; da dietro però gli ha preso la ruota Politt, che trascinava con sé Mozzato; quest'ultimo ha avuto lo spunto migliore negli ultimi 100 metri, uscendo dalla ruota del tedesco e andando a mettersi giusto giusto davanti a quella di Bling, il quale era già di suo impegnato a chiudere Nils alle transenne; tanto l'ha chiuso che l'hanno declassato all'ultimo posto del gruppetto, l'11esimo; dietro a Politt, in un amaro filotto, i compagni Bjerg e Morgado. Bettiol ha portato a casa la top ten (nono dopo il declassamento di Matthews), non sarà una gran consolazione ma lui è stato davvero bravo e poco ha da rimproverarsi. A 2'02" un altro gruppetto è stato chiuso da Matteo Trentin (Tudor), 19esimo dopo una gara ahilui piuttosto anonima.

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Marco Grassi
Giornalista in prova, ciclista mai sbocciato, musicista mancato, comunista disperato. Per il resto, tutto ok!