
Una moto per "scortare" Pogačar? La difesa del team UAE per evitare incidenti in allenamento
Il DS della squadra del campione sloveno, Joxean Matxin, ha spiegato una nuova misura di sicurezza per tutelare i corridori
La recente caduta di Jonas Vingegaard in allenamento ha lanciato l'allarme: i ciclisti professionisti devono essere tutelati quando sono da soli in strada, altrimenti potrebbero rischiare grosso. D'altronde, a causa dell'infortunio il campione della Visma - Lease a bike ha dovuto rinunciare all'UAE Tour.
Ecco perché il team UAE Emirates-XRG ha deciso di “scortare” Tadej Pogačar con una moto durante le sue ricognizioni. Perché è necessaria una misura simile? A spiegarlo è stato il DS della squadra emiratina Joxean Matxin: ecco le sue parole sull'argomento.
Pogačar scortato da una moto: i nuovi standard di sicurezza per Matxin e UAE
In effetti, durante uno dei suoi allenamenti recenti, “Pogi” ha dovuto fare i conti con un tifoso molesto che l'ha infastidito, fortunatamente senza conseguenze negative. Tuttavia, l'UAE ha deciso di intervenire per evitare che situazioni del genere possano ripetersi, mettendo a rischio la salute fisica e psicologica dei membri della squadra.

A parlare della situazione e delle successive misure di sicurezza ci ha pensato Joxean Matxin, che al quotidiano spagnolo AS ha spiegato la nuova strategia volta a difendere i corridori: “Durante il ritiro ad Alicante, abbiamo iniziato a usare una moto per proteggere Tadej. Formiamo piccoli gruppi di massimo 8 persone; se fossero 20, le auto non riuscirebbero a sorpassare. Se dei cicloamatori si aggregano, il gruppo diventa troppo numeroso. Chi ha l'autorità per dire loro di non venire o che dobbiamo restare in pochi? È difficile trovare il giusto metro di giudizio per non scontentare l'amatore, non intralciare le auto e far sì che tutti si sentano rispettati”.
Il DS ha poi spiegato il perché la moto “di scorta” serve per tutelare Pogačar e non solo: “Ora mettiamo una moto dietro a Tadej per garantire il rispetto del gruppo ridotto, permettendo alle auto di passare senza creare code chilometriche”.
L'appello del dirigente sportivo
In chiusura, il manager ha deciso di fare un appello all'empatia per migliorare la convivenza sulle strade: “Cerchiamo di essere coerenti, ma se qualcuno risponde male mentre lo stanno filmando, bisogna capire che la reazione può essere dettata dalla tensione del momento. Se sbagliamo, chiediamo scusa. Ma se, come diceva Tadej, stai parlando e qualcuno ti interrompe per una foto, e si arrabbia se gli chiedi di aspettare due minuti... chi ha ragione? Dobbiamo metterci tutti nei panni degli altri. Serve la capacità di chiedere scusa e di essere rispettosi”.
Sicuramente, con un po' di buon senso e rispetto da parte dei fan, è possibile che episodi come quelli che hanno coinvolto Vingegaard e Pogačar rimangano casi isolati. Altrimenti, le star del ciclismo moderno rischiano di dover continuamente fare affidamento a “scorte” in moto e non solo durante gli allenamenti o le ricognizioni.
