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On verra, Verre: un giovane italiano in Francia

04.02.2022 10:00

Piccolo ritratto del neoprofessionista lucano che muove i primi passi da pro' nell'Arkéa Samsic: da quella spaventosa caduta giù dal Pratomagno alla carriera da scalatore che lo attende


Prima di avere la tastiera di un computer fra le mani, chi scrive aveva i pedali di una bici da corsa sotto i piedi. Quel sabato 11 agosto si trovava relativamente lontano dalla testa della corsa in una prova juniores cercando di riprendere qualcuno in discesa dopo l'impegnativa salita verso il Pratomagno, sperando così di rientrare in corsa prima che fosse troppo tardi. La discesa è di quelle in cui si fanno distacchi, in cui ci si assumono rischi, perché le curve ti chiamano una dopo l'altra a non tirarti indietro. E proprio prima di una delle suddette curve cieche appare una staffetta ferma sulla destra che indica ai ritardatari di rallentare. Lo sguardo ritorna subito avanti e nota per un istante (lo stesso istante che serve per lasciarsi alle spalle la curva) un'ambulanza. In fondo alla discesa altre staffette indicano la sospensione della corsa perché l'incidente richiede l'impegno dei mezzi di soccorso e il gruppo resterebbe scoperto. Intanto in cielo si avvicina un elicottero: stava andando a prelevare Alessandro Verre. Il lucano era al primo anno di categoria e già stava facendo vedere grandi cose, tant'è che aveva già vinto due corse per distacco, proprio in Toscana ed entrambe in Valdarno. Anche quell'11 agosto si stava giocando il successo, ma la sorte gli ha voluto meno bene. Le conseguenze non furono banali e come sempre in certi casi si pensa tutti al peggio. Invece, per la gioia di tutti, Alessandro tornò ben presto in sella ottenendo risultati già alla fine del 2018.

Negli anni successivi Verre ha continuato a dimostrarsi un interessante prospetto, non tanto per i risultati in sé quanto per le caratteristiche da scalatore e la capacità di arrivare spesso in solitaria; sappiamo tutti benissimo che in Italia ci mancano scalatori e averne uno così vincente già nelle categorie inferiori (12 vittorie nel 2019, secondo solo ad Andrea Piccolo) non è che una manna dal cielo. Questo potenziale non ha fatto che confermarlo nelle due stagioni da U23: al primo anno, con poche prove a disposizione, ha ottimizzato il raccolto con un primo e un secondo posto nelle due cronoscalate toscane che hanno aperto la stagione post-lockdown; l'anno scorso è stato un punto di riferimento a livello internazionale, proprio nelle corse a tappe, giungendo 6° in supporto ad Ayuso al Giro d'Italia U23. Risaltano anche il successo nella prima tappa del Giro della Valle d'Aosta e il nono posto sul Grand Colombier, primo arrivo in salita del Tour de l'Avenir; rispetto a questi due exploit rincresce però constatare che sono stati seguiti da giornate di crisi che hanno fatto uscire Verre di classifica in entrambi i casi. Resta il fatto che è stato un importante uomo in appoggio a Filippo Zana che proprio al Tour de l'Avenir è salito sul podio.

Da questa stagione il lucano è passato professionista al Team Arkéa-Samsic e ha già debuttato alla Clàssica Comunitat Valenciana - dove si è messo in mostra nella fuga del mattino, casualmente (o forse no) proprio con Filippo Zana - e lo stiamo rivedendo in corsa in questi giorni all'Étoile de Bessèges. Ha davanti a sé un'intera carriera e anche la recente statistica è dalla sua parte, visto che ha praticato con costanza la disciplina del ciclocross in inverno. Insomma, ci sono tutti i presupposti perché Alessandro Verre sia un punto di riferimento tra qualche anno; per il momento parrebbe porsi l'obiettivo di tornare al Tour de l'Avenir con ambizioni di classifica per riscattare la débâcle dell'ultima edizione e non si può negare che sia un obiettivo più che equilibrato per un neoprofessionista che al momento sembra indirizzato verso i Grandi Giri. Sicuramente l'aneddoto con cui lo abbiamo introdotto ce ne conferma la caparbietà e ciò ci induce ottimismo; quello che in effetti potrà poi essere la carriera di Verre, lo scopriremo strada facendo. Come dicono i francesi, on verra: vedremo...
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Francesco Dani
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