Superlega, grandi sponsor, nuovi mercati: sarà questo il futuro del ciclismo? © Formula1.com
La Tribuna del Sarto

One Cycling, per il ciclismo un futuro da Superlega?

Il modello Formula 1 potrà davvero applicarsi anche al nostro sport? Le recenti novità nel calcio aprono il dibattito anche da noi: ma occhio a non fare il passo più lungo della gamba

26.01.2024 15:00

La sentenza della Corte Europea del 21 dicembre 2023 dichiara che “le norme FIFA e UEFA sull'approvazione preventiva delle competizioni di calcio per club, come la Superlega, sono contrarie al diritto dell'Unione Europea. Sono contrarie al diritto della concorrenza e alla libera prestazione dei servizi”. È chiaro che questa sentenza apre a scenari al momento imprevedibili per il futuro del calcio, ma forse lo stesso discorso è possibile farlo anche per il mondo del ciclismo.

Da tempo sui giornali circola, quasi sottotraccia, la notizia di una possibile superlega ciclistica, la One Cycling, un’alleanza tra le più forti e ricche squadre del World Tour, come Visma-Lease a Bike, INEOS Grenadiers e UAE Emirates. E forse non è un caso che dopo la sentenza della Corte Europea il tema One Cycling sia ritornato di attualità. Infatti, grazie ad una recente intervista rilasciata dal CEO della Visma-Lease a Bike (da qui VLB), Richard Plugge, alla testata belga De Tijd, siamo venuti a conoscenza di maggiori dettagli del progetto, finora solo sulla carta.

Plugge spiega che l’obiettivo della One Cycling è permettere al ciclismo di entrare in concorrenza con la Champions League, il football ed il basket americano, il golf, la Formula uno e le arti marziali. Lui stesso porta l’esempio di Jack Paul, un pugile che ha una relazione con l’atleta olandese di pattinaggio della Jumbo, Jutta Leerdam; il Ceo della VLB evidenzia la mancanza di fan urlanti al seguito di Vingegaard, come invece per lo youtuber, attore e pugile americano.

Apparentemente può sembrare discutibile l’esempio cercato da Plugge, un fenomeno mediatico che utilizza lo sport più come strumento di spettacolo che come prestazione, ma in realtà evidenzia un’idea che prende sempre più piede nel mondo sportivo. Come ben spiegato dal libro del sociologo Pippo Russo (Filippide al pit stop. Performance e spettacolo nello sport postmoderno, Editpress, 2017), la regola che vedeva crescere parallelamente performance e spettacolo è superata, oggi è il secondo a prevalere, con la sua narrazione emotiva, dove il contesto e il contorno contano come e più dell’evento agonistico in sé.

Richard Plugge portavoce di un nuovo modo di “giocarsi” il ciclismo

Già in passato Plugge aveva percorso diverse strade per aumentare tifosi ed introiti economici: dalla produzione di documentari, in collaborazione con l’emittente pubblica olandese NOS, al fine di raggiungere il più largo pubblico possibile; a piattaforme a pagamento per entrare a far parte della comunità della squadra, con vantaggi per i fan e merchandising. I risultati, come specificato nell’intervista a De Tijd, non sono stati soddisfacenti. 

Questo insuccesso deve interrogare anche ASO ed il suo documentario Netflix, Au Cœur du Peloton: quanto ritorno nel breve e lungo termine questi prodotti portano? L’esempio della F1 con il successo, specie negli USA, della docuserie Drive To Survive è già fortemente in discussione, il suo iniziale effetto positivo con l’arrivo di una nuova generazione di appassionati pare essersi già perso nel giro di un paio d’anni; eppure proprio su quell’onda negli Stati Uniti sono passati da uno a tre i GP stagionali.

Plugge, da vecchio giornalista, dimostra di avere fiuto, studia dove tira il vento e prova a direzionare la barca affinché lo abbia in poppa. Nel prosieguo dell’intervista, il caposquadra dei trionfatori dei tre grandi giri del 2023 spiega che l’intenzione di One Cycling è di creare un circuito con un numero limitato di gare, in cui i più forti corridori possano affrontarsi sempre, al fine di fidelizzare il maggior pubblico possibile. 

Nello specifico, egli non manca di riconoscere l’ottimo lavoro fatto da ASO ed RCS come aziende di ipermedia, con alti flussi di tweet e video durante le loro competizioni a tappe, ma sottolinea l’altrettanto crollo di interesse alla fine delle gare stesse. Egli desidera che il ciclismo sia una fabbrica di media 24 ore al giorno: solo così, afferma, é possibile far crescere il marchio.

Quindi la parola chiave per comprendere l’idea di Plugge é “circuito”. Un circuito di gare stile Formula Uno per tutta la stagione e percorsi delle corse con circuiti stile Giro delle Fiandre, dove sia anche prevista la possibilità di biglietti e servizi per assistere allo spettacolo. Non è infatti un caso che il maggior alleato del manager olandese sia proprio Tomas van den Spiegel, l'amministratore delegato di Flanders Classics, organizzatore della Ronde.

All'orizzonte è facile intravedere uno scontro con ASO

Richard Plugge si coccola Jonas Vingegaard dopo la vittoria del Tour 2023 © Visma-Lease a Bike
Richard Plugge si coccola Jonas Vingegaard dopo la vittoria del Tour 2023 © Visma-Lease a Bike

Certo i propositi di One Cycling si scontrano inevitabilmente con ASO e UCI, come giustamente fa notare il giornalista di De Tijd; ma anche in questo caso Plugge ha le idee chiare. Secondo lui, i benefici che tutto il mondo del ciclismo avrebbe, maggior pubblico e soprattutto maggiori introiti, specie dalle televisioni, riguarderebbero anche gli organizzatori francesi, i quali devono inevitabilmente ed inizialmente concedere una parte del valore del loro Tour. Su questo punto è difficile condividere l’ottimismo dell’intervistato, ma è chiaro che, prima ancora che con l’UCI, è con ASO la vera partita di One Cycling.

In ogni caso giusto non sottovalutare il ruolo dell’UCI e delle federazioni continentali e nazionali a essa sottoposte. Secondo Plugge, l'UCI non è un'organizzazione commerciale e non peggiorerebbe se la Coppa del Mondo entrasse in un circuito, così come la federazione automobilistica FIA non è peggiorata finanziariamente una volta che la Formula 1 è stata esternalizzata ad una società commerciale, prima attraverso Bernie Ecclestone e ora con Liberty Media di John Malone.

Il suo concomitante ruolo di presidente della AICGP, l’organizzazione delle squadre World Tour e ProTeams, potrebbe già permettere a Plugge di influenzare in maniera importante la riforma del calendario UCI World Tour, prevista entro il 2026 come già concordato con il presidente David Lappartient. Nell’intervista, inoltre, non è mancata la frecciata all’attuale presidente francese della federazione internazionale (“impegnato nella sua eredità”), anche per il fatto che ad esempio non esista nemmeno un sito web in cui trovare tutte le informazioni del World Tour.

Il CEO della VLB sostiene che One Cycling ha l’obiettivo di attrarre fondi di investimento, così come sta avvenendo nel calcio e grandi sponsor al di fuori delle squadre, come Heineken in F1 e Champions League oppure Aramco sempre in F1; soldi capaci di vincere il conservatorismo tipico del mondo del ciclismo resistente ad ogni cambiamento.

Dall’intervista rilasciata alla testata belga, è possibile dunque capire che le turbolenze e gli scenari incerti per il futuro non riguardano solo il calcio, ma che siamo di fronte a un cambiamento che attraversa tutto lo sport moderno in direzione di un ipercapitalismo da superlega, e la recente sentenza della Corte Europea ha probabilmente accelerato un fenomeno che era già avviato da qualche anno.

Progetto One Cycling, alcune possibili criticità

Premesso che è legittimo ed anche auspicabile perseguire una sostenibilità economica di uno sport e, perché no, creare anche utili importanti; è altrettanto necessario chiedersi che fine farà lo sport stesso e quanti davvero siano i capitali pronti ad essere riversati in questo mondo.

L’impressione è che il modello delle leghe americane possa non essere adatto a tutte le latitudini e che la stessa figura del tifoso ed appassionato rischia di non riconoscersi più nelle nuove forme che prenderanno le diverse discipline. È inevitabile che ci saranno sport che vinceranno la gara di maggior pubblico e denaro a scapito di altri, e coloro che perderanno che fine faranno?

Diciamo pure che il ciclismo non gode dei favori dei pronostici nella sfida contro i colossi elencati da Plugge nell’intervista (Champions League, NBA, ecc.). In aggiunta, è verosimile che la torta economica non sia così ricca da soddisfare l’appetito di tutti: il rischio di sovrastimare gli introiti è dietro l’angolo.

Prima di tutto uno sport vive se ha significato di esistere, se è capace di suscitare emozioni e passioni, se ha un ruolo sociale che inizia dalla base fino all’élite. Ad esempio, il calcio privo del suo spirito campanilistico, a rischio con la Superlega, è come una chiesa senza fede.

Il ciclismo deve investire i suoi sforzi nell'agganciare, simbolicamente e fattivamente, le nuove sensibilità ecologiche ed il ruolo della bicicletta come strumento di benessere, in questo modo può garantirsi una base di appassionati pronti a resistere alle mode del momento. Le facili ed estemporanee infatuazioni possono portare a far fare il passo più lungo della gamba, come forse è già successo alla F1 negli Stati Uniti.

È vero che la rivoluzione digitale dei nostri tempi è alla base di un forte cambiamento culturale, persino cognitivo, ma non può bastare la semplice ricerca di maggiori profitti ad impedire un cambio di gusti e di significati che diamo alle cose, il rischio di rimanere con una pianta senza radici è reale; è necessario volgere lo sguardo verso l’orizzonte, perché, come diceva Franco Battiato, “è difficile trovare l’alba dentro l’imbrunire”.

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