I giudici della pista cercano di capire dai monitor cosa sia successo nel finale della Corsa a punti dell'Omnium ai Mondiali di Saint-Quentin-en-Yvelines
Editoriale

La pista è bella, ma se non ce la fate capire è la fine

L'incredibile episodio del finale della Corsa a punti dell'Omnium ai Mondiali 2022 è solo l'ultimo di una lunga serie: che aspetta l'UCI a prendere provvedimenti?

15.10.2022 22:12

Stasera è accaduto un episodio a dir poco grottesco nel finale dell'Omnium maschile ai Mondiali su pista di Saint-Quentin-en-Yvelines. Si stava concludendo la decisiva Corsa a punti, e la regia televisiva, semplicemente, non ci ha fatto vedere lo sprint finale. Proprio così: il pubblico di tutto il mondo (escluso quello all'interno del velodromo) non ha potuto vedere la fine della gara, in quanto il regista di turno ha staccato su replay e primi piani vari prima che la prova si chiudesse.

Perché l'ha fatto? Non per sadismo o per chissà quale altra perversione, ma per un motivo molto più banale: perché non ha capito che la gara non era ancora finita.

A parte, armati di una serie di screenshot, vi spieghiamo nel dettaglio cosa è successo, ma prima ancora di entrare nelle dinamiche tecniche che hanno portato a un simile, epocale sfondone, occorre dire due parole sulle motivazioni alla base di quella che è ormai diventata una sequenza infinita di orrori che da anni ci fanno a volte maledire la passionaccia che abbiamo per il ciclismo su pista.

Il problema è in fondo uno solo: nelle gare di gruppo, quelle cioè in cui può accadere che qualcuno guadagni o perda un giro, è molto facile perdere il filo. Tantopiù sui velodromi da 250 metri che oggi sono la norma (ma agli Europei di Monaco siamo scesi a 200: ci facciano sapere se in prospettiva dobbiamo aspettarci di arrivare al livello “giro del tavolo da pranzo”).

Lo perde, il filo, anche il più scafato dei suiveur della pista, figurarsi il normale appassionato (che magari mastica meno il ciclismo dei velodromi rispetto a quello della strada), per non parlare poi dello spettatore occasionale che incappa in un grande evento come possono essere le Olimpiadi o i Mondiali. Si può finire col non capire nulla di quanto si sta seguendo. Se ciò però capita anche ai giudici in pista, il problema diventa un tantino più serio.

In soccorso del pubblico a casa vengono le telecronache, le immagini tv e le grafiche che compaiono sui nostri schermi. È evidente che le prime sono grandemente influenzate dalle seconde, mentre le terze sono un utilissimo supporto al tutto. Vien da sé che se le immagini televisive sono carenti, l'intero racconto ne risente, ma non sul piano estetico, bensì proprio a livello di comprensione delle gare.

La cosa è talmente evidente che non serve spenderci troppe parole. Se un regista si perde in primi piani, replay, stacchi continui anziché permettere al pubblico (e nel pubblico sono compresi pure i giudici a bordopista che decidono in base a quelle immagini!) di seguire la prova nel suo insieme, e di tenere sempre ben chiaro chi è in testa, chi sta inseguendo, chi ha un giro di vantaggio e chi di svantaggio, è la fine della pista. Tanto vale andare a guardarsi direttamente i risultati su TissotTiming…

L'UCI, in tutto ciò, ha una doppia responsabilità: la prima è nei confronti della regolarità delle gare, la seconda è nei confronti del pubblico a casa.

Che aspetta allora l'Unione Ciclistica Internazionale a introdurre un sistema integrato di contagiri+transponder+grafiche tv che permetta a tutti, nel velodromo e a casa, in tempo reale, di sapere chi è a pieni giri e chi no?

E che aspetta a istituire dei corsi di formazione OBBLIGATORI per i registi chiamati a riprendere le gare su pista? È incredibile che venga ancora sottovalutata la responsabilità che questi professionisti hanno nei confronti degli appassionati: che diremmo se di una partita di calcio le azioni venissero inquadrate a sprazzi, o con primissimi piani sul pallone, o si preferisse inquadrare il portiere mentre il gioco si sviluppa nell'area opposta? Non crediate che si tratti di iperboli, perché - mutatis mutandis - per il ciclismo su pista succede a volte proprio questo. E oggi - per restare nella metafora - semplicemente il regista ha deciso che non dovevamo vedere l'ultimo rigore della finale.

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