Il Giro (del Pipppero) è finito, andiamo a casa
Dalla super-inflazionata partenza estera, all’incomprensibile passerella milanese piazzata a due terzi di una gara già ipotecata da un Vingegaard non trascendentale. Qual è il senso di tutto ciò?
Dalla super-inflazionata partenza estera, all’incomprensibile passerella milanese piazzata a due terzi di una gara già ipotecata da un Vingegaard non trascendentale. Qual è il senso di tutto ciò?
Tale è l’effetto del suo passaggio su un’intera generazione di corridori, privati della possibilità di vincere le grandi corse. L’altra vittima è lo spettacolo. E allora perché non spianare le classiche, per renderle più incerte?
L’impressione è che, nel giro di pochi anni, si sia passati da un ciclismo che appiattiva i valori ad uno che invece esalta le individualità: e Tadej a parte, lo dimostrano gli exploit di tanti altri, da Del Toro in giù
Lo strapotere di Tadej Pogačar fa sì che ormai le corse si assomiglino tutte, la tattica non conti più niente e il momento clou arrivi subito, condannandoci poi ad appisolarci sul divano in attesa dell’inno: sloveno
Lungi dall’essere mai stata il vero obiettivo dei manifestanti, proprio la presenza della squadra di Sylvan Adams è servita a fare da miccia a proteste sacrosante e destinate, visto il successo ottenuto, a proseguire in molti altri ambiti
Il trattamento ricevuto dalla Free Palestine (Israel) sulle strade della Vuelta è del tutto legittimo, perché uguale e contrario all’operazione di immagine per cui quella squadra è nata
Fino a tre anni fa il nostro era l’unico Grand Tour riservato alle donne, ma non ci si è mossi in tempo per elevarne gli standard ai livelli di eccellenza subito proposti da ASO, a cominciare dalla copertura tv
Il clamoroso successo di Filippo Conca alla prova tricolore ha messo a nudo tutti i limiti di un movimento nel quale, oltre alla qualità, mancano proprio corridori e squadre abituati a correre per vincere